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Il nostro secondo cervello

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L’ apparato digerente può essere considerato una sorta di “secondo cervello”: scopriamo perché e in che modo è in stretta connessione con il nostro cervello.

di Lorenza Fiorilli, psicologaIl nostro secondo cervello

Alla maggior parte delle persone sarà capitato, dopo una discussione, una delusione, una preoccupazione, di manifestare sintomi quali crampi allo stomaco, nausea, bruciori, gonfiore o di non riuscire a mangiare sperimentando la sensazione di “stomaco chiuso”.

Il nostro intestino è uno dei primi bersagli degli effetti psicosomatici correlati allo stress; siamo in presenza, quindi, di somatizzazione, ovvero il fenomeno per il quale sperimentiamo sintomi fisici che però non hanno nessuna causa organica.

Diverse ricerche scientifiche hanno dimostrato che eventi stressanti provocano disturbi e, in alcuni casi, anche lesioni al sistema digerente. Si parla, in questi casi, di patologie funzionali, ovvero senza una causa organica nota, e tra queste troviamo la sindrome del colon irritabile, della quale soffre circa il 10-20% della popolazione.

Perché avviene tutto ciò? Perché quando proviamo emozioni negative abbiamo ripercussioni specialmente sul nostro apparato digerente?

In quest’ultimo si trova un gruppo di cellule nervose, dette, nel loro complesso, cervello addominale, (chiamato anche cervello nervoso enterico) che controlla le contrazioni intestinali, il trasporto di sostanze attraverso la mucosa intestinale e il flusso sanguigno nella parete intestinale. Il cervello addominale fa parte del sistema nervoso autonomo, le cui funzioni, cioè, non sono controllate dalla volontà e dalla coscienza dell’individuo.

Tale agglomerato di cellule comunica con il nostro sistema nervoso; c’è, quindi, uno scambio di informazioni tra i nostri “due cervelli”: esistono collegamenti dal sistema nervoso enterico e il sistema nervoso centrale, e viceversa.

Le aree cerebrali coinvolte nella reazione allo stress provocano delle secrezioni di ormoni e neurotrasmettitori che intervengono sull’intestino, e quest’ultimo invia al cervello messaggi che provocano, a loro volta, un nuovo rilascio delle stesse sostanze, in una specie di circolo ininterrotto. In situazioni di stress vengono, perciò, prodotte da diverse aree cerebrali alcune molecole, presenti anche nell’apparato digerente, che, una volta rilasciate, provocano alterazioni del funzionamento intestinale.

I disturbi di ansia e la depressione modificano il ritmo dei processi digestivi: generalmente, una persona che soffre di stati depressivi tende alla stitichezza, mentre chi soffre di disturbi di ansia può essere soggette a diarrea.

Diversi, comunque, sono gli effetti di un evento stressante sull’apparato digerente: dolori durante la digestione, accelerazione dell’attività del colon, alterazione della flora intestinale, fino alle infiammazioni croniche.

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Ovviamente, ognuno reagisce in modo diverso agli eventi negativi o traumatici e anche in caso di disturbi legati all’apparato digerente, diversa sarà la loro entità. I disturbi intestinali, così come altri disturbi psicosomatici, dipendono dalla capacità di adattamento psicologico del singolo individuo: in caso di adattamento positivo, l’organismo ritrova un nuovo stato di equilibrio, mentre in presenza di un adattamento negativo, l’organismo si esaurisce e lo stress provoca, di conseguenza, disturbi fisici.

Importante, inoltre, è il ruolo della flora intestinale, l’insieme dei batteri che risiedono nel nostro intestino. Svariate ricerche hanno dimostrato che la composizione della flora intestinale (diversa da individuo a individuo) può avere effetti sul cervello: si è notato, infatti, come alcune persone con affaticamento cronico abbiano una flora intestinale alterata, ma è pur vero che lo stress influenza e modifica la composizione batterica presente nell’intestino; in sintesi, la caratteristiche della flora batterica possono essere sia la conseguenza sia una causa di stress o depressione.

In entrambi i casi, si può, attraverso l’alimentazione, cercare di rafforzare la nostra flora batterica: in particolare, può avere effetti positivi l’assunzione di acidi grassi insaturi (omega-3 e omega-6) e di alimenti contenenti lattobacilli e bifidobatteri. Essenziale, quindi, per la salute del nostro apparato digerente e, di conseguenza, del nostro umore, anche quello che mangiamo.

Nel corso della nostra vita ci troviamo, chi più chi meno, di fronte ad eventi negativi e stressanti, ma possiamo comunque imparare a gestirli e ad affrontarli. In particolare, coloro che somatizzano soprattutto a livello dell’apparato digerente possono mettere in atto alcuni comportamenti, alcune piccole accortezze per fare in modo di non peggiorare i loro disturbi; ad esempio consumare i pasti in un clima rilassato, sedersi a tavola con persone con le quali fa piacere stare insieme ed evitare discussioni nelle ore che precedono e seguono i pasti.

Se, nonostante gli sforzi e gli accorgimenti, la situazione sfugge di mano e non si riesce a gestirla, si può pensare di farsi aiutare da un professionista, iniziando un percorso di psicoterapia e, in particolare, sembra che dia risultati positivi l’ipnositerapia mirata agli organi addominali, messa a punto da un medico dell’Università di Manchester Peter Whorwell: alcuni pazienti trattati con questa tecnica hanno alleviato i sintomi del colon irritabile anche per un lungo periodo di tempo.

 

 


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