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Intelligenza emotiva, ovvero la capacità di comprendere

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on . Postato in La relazione ferita: il labile confine fra corteggiamento e molestia | Letto 807 volte

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Intelligenza emotiva, ovvero la capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo altrui e di non importunare quando non desiderato

Dottoressa Simona Adelaide Martini

usare l'intelligenza emotiva per comprendere gli altri

Comprendere gli esseri umani è intelligenzacomprendere se stessi è saggezza.” 
- Lao Tse -

Il termine Intelligenza Emotiva è stato formulato da Daniel Goleman, noto psicologo statunitense per identificare uno specifico tipo di intelligenza legato all’uso corretto delle emozioni. Secondo Goleman, questo tipo di intelligenza risulta determinante nel raggiungimento di successi personali e professionali.

L’Intelligenza Emotiva si riferisce a un costrutto psicologico legato alla capacità di utilizzare le emozioni con consapevolezza, identificandole, comprendendole e gestendole al meglio, per riuscire a relazionarsi e comportarsi in modo adeguato e funzionale a tutte e tutti.

Questo tipo di intelligenza è costituita da tre abilità fondamentali: autoconsapevolezza, autocontrollo ed empatia.

Per sviluppare tali abilità e quindi la capacità di utilizzare le emozioni in maniera intelligente risulta necessario:

  • Porre attenzione ai nostri stati interiori e interrogarci sulla loro natura e origine
  • Accettare le emozioni come parte strutturale del nostro essere
  • Imparare a riconoscere e bloccare i pensieri illogici e automatici che spesso accompagnano le emozioni
  • Connotare gli eventi come temporanei e dipendenti da cause specifiche
  • Ascoltare gli altri sospendendo il giudizio e l’interpretazione dei messaggi cercando di capire cosa l’altro vuole realmente comunicare
  • Imparare a prestare attenzione al linguaggio non verbale

Ritengo necessario esplicitare questi concetti e utilizzarli come premessa di un discorso più specifico che riguarda l’attuale tema delle avances e dei tentativi di approccio relazionali volti al raggiungimento, per lo più, di rapporti sentimentali e/o sessuali.

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Si è molto dibattuto sull’opportunità e sulla liceità del corteggiamento “spinto”, inteso come un insieme di attenzioni e di agiti verbali e comportamentali che travalicano l’evidente neutralità (che talvolta si trasforma in chiara disapprovazione e fastidio) dell’interlocutrice, in un’ottica di tentativo di convincimento di fronte a una persona evidentemente non ancora persuasa a quel tipo di relazione.

Al netto di un più ampio dibattito riguardante gli schemi e stereotipi culturali che vogliono la donna in attesa che qualcuno solleciti le sue reazioni emotive attraverso comportamenti focosi e intraprendenti, c’è da chiedersi quanto sia lecito spingersi oltre quello che i vari e copiosi segnali comunicativi di chi abbiamo di fronte stanno trasmettendo.

Riprendiamo Goleman e i passaggi necessari a ritenersi in possesso di intelligenza emotiva, declinando e contestualizzando, rispetto al recente tema dibattito sul “diritto al corteggiamento”:

  • Porre attenzione ai nostri stati interiori e interrogarci sulla loro natura e origine, tradotto in “da cosa nasce il desiderio di avvicinarti a una donna, in un locale, o di “provarci” durante un colloquio di lavoro? Potere, sfida, divertimento, reale attrazione? Partendo da sè e dal proprio stato d’animo probabilmente saresti in grado di mandare messaggi chiari e non ambivalenti, mettendo in difficoltà la persona prescelta per l’eventuale corteggiamento
  • Accettare le emozioni come parte strutturale del nostro essere: non vergognarti di provare attrazione, non considerarlo un istinto animale da tradurre in azione in tempo reale, ritenere di appartenere al genere umano, in possesso di un sistema nervoso centrale piuttosto complesso, può essere un deterrente rispetto al fatto di non agire come leoni in caccia di prede da sbranare nel mezzo della Savana
  • Imparare a riconoscere e bloccare i pensieri illogici e automatici che spesso accompagnano le emozioni: l’emozione che stai provando genera pensieri rigidi e stereotipati che nulla hanno a che fare con quella specifica situazione? Senti un’emozione e ti parte subito il pensiero automatico dell’essere prestante e di vincere una sorta di gara al potere e alla dominanza? Sei nel mezzo di un singolar tenzone o di una guerra punica o al bancone di un bar di fianco a una fanciulla che attende serenamente il suo cocktail?
  • Connotare gli eventi come temporanei e dipendenti da cause specifiche: se una bella e giovane fanciulla ti sorride o sfiora la tua gamba con la sua, sarebbe utile cercare di comprendere che vi trovate in un ascensore di 2 metri per 2 insieme ad altre 10 persone, che esistono esseri umani educati che utilizzano il sorriso come forma di saluto e non di provocazione sessuale, che a breve le porte si apriranno e l’intimo contatto avrà fine e non ne resterà traccia indelebile nelle sinapsi di nessuno
  • Ascoltare gli altri sospendendo il giudizio e l’interpretazione dei messaggi cercando di capire cosa l’altro vuole realmente comunicare. In parole semplici e comprensibili a tutte/i: le altre persone comunicano quello che hanno in mente loro e non quello che abbiamo in mente noi. Cioè, a volte accade una magica sincronicità, ma è bene accertarsene e non darlo per scontato. Proiettare il proprio desiderio sull’altro non trasforma magicamente i pensieri e le intenzioni altrui. Se io desidero che il commesso della libreria mi regali un buono da 100 libri perché pensa che io sia una meravigliosa donna che si merita un dono del genere, non è detto che ciò accadrà realmente. Le proiezioni possono essere pericolose: maneggiale con cura
  • Imparare a prestare attenzione al linguaggio non verbale. Girare lo sguardo dall’altra parte, fare sorrisi rigidi e rapidi, accartocciare la fronte, spalancare gli occhi, sbadigliare, allontanarsi con il corpo, irrigidirsi, coprirsi parti anatomiche, muovere la testa da destra verso sinistra e viceversa, non sono segnali di timidezza o di richiesta di corteggiamento. Esprimono noia, disgusto, fastidio, dissenso, imbarazzo. Se tutto ciò ti è chiaro e vuoi continuare lo stesso nell’approccio,ti invito a ripartire dal punto uno

Ho ritenuto di voler in parte ironizzare sul tema, per tenere desta l’attenzione e per far riflettere, attraverso una teoria ormai nota ai più e attraverso scene di vita quotidiana, su un tema in realtà molto delicato, che riguarda l’eccesso di attenzioni e l’abuso sessuale/psicologico, nonché lo stalking, scambiati per accesi tentativi di corteggiamento e di comunicazione del proprio desiderio. Comprendere il contesto, rispettare le basilari regole di comunicazione e interazione, empatizzare e mettersi in ascolto di sé e dell’altro, possono rappresentare un ottimo modo di stare funzionalmente in relazione con gli altri, senza creare situazioni spiacevoli o commettere veri e propri reati, cercando di sminuire le proprie responsabilità, successivamente, con goffi tentativi di giustificazioni “culturali”. La cultura migliore è quella in cui si comprendono i messaggi altrui che, prima di prendere la forma apparente di frasi e comportamenti corrispondenti a codici riconosciuti, appartengono e nascono da persone con un proprio personale codice emotivo, ma facilmente intelleggibile se accediamo al nostro e proviamo a sintonizzarlo con quello altrui. Il canale giusto si chiama empatia e va in onda 24h/24, su tutte le frequenze radio. Ed è gratuito. Approfittiamone.

 

Credits immagine: "The balance" di Christian Schloe

 

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Tags: emozioni empatia intelligenza emotiva autoconsapevolezza autocontrollo

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