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4 Verità sull'abuso

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Allontanarsi dal carnefice e smettere di subire è la decisone più saggia

vittime abusoL'abuso è un argomento molto difficile da trattare ed è ancora più complesso da accettare quando si è vittima.

L’abuso può avere molte forme, anche subdole, e non è necessario solo ascoltare l’esperienza delle sue vittime ma anche valutare quali siano i modi più efficaci per combatterlo. Oltre ad essere una realtà difficile da trattare è ancor più complesso accettarla quando si diventa vittime di esso.

La persona che ha subito la violenza può avere ferite emotive e psicologiche, anche se l'abuso stesso è fisico. Tali problematiche psicologiche ed emotive possono causare: diminuzione dell’autostima, paura, incertezza, mancanza di motivazione, anedonia (assenza di piacere nelle cose che un tempo si desideravano) e segni di debolezza mentale. Considerando ciò, è anche possibile immaginare quanto sia difficile rapportarsi con qualcuno che non solo ha una malattia mentale grave e non trattata, ma abusa degli altri.

Tra le storie di abusi solitamente emergono quattro verità che le caratterizzano e riguardano il comportamento tipico sia del carnefice sia della vittima:

1. L'aggressore non è sempre malvagio e minaccioso
La realtà più difficile per molte vittime di abusi è che queste si trovano spesso a lottare con i tanti volti e le varie emozioni assunte dal violentatore. Nel caso delle relazioni di coppia, lasciare l'aggressore può diventare molto difficile in quanto egli cambia frequentemente il suo comportamento (da buono a cattivo o viceversa) in una manciata di secondi. Se si è vittima di un aggressore che fa uso anche di alcool o droghe oppure è affetto da una malattia mentale, la situazione è ancora più instabile e complessa.

L’abuso ha un carattere ciclico che, solitamente, è ben rappresentato dalle seguenti fasi:
Momento di tensione: periodo in cui vi è una rottura della comunicazione a causa di un’incomprensione, un litigio o un fraintendimento. La vittima, in questo caso, manifesta l’esigenza di rassicurare l'aggressore al fine di evitare ulteriori drammi e conflitti.

Incidente: si verifica l’episodio di abuso che può essere di tipo fisico, sessuale, emotivo o semplicemente psicologico.

Riconciliazione: il carnefice, mostrando preoccupazione e rammarico per l’accaduto, induce nella vittima un forte senso di colpa e compassione. Segue così il desiderio, per chi ha subito l’abuso, di ristabilire l’equilibrio perso perdonando il tutto.

Altrimenti, in situazioni di abuso più gravi, l’aggressore può anche chiedere scusa e promettere di farsi aiutare concretamente da un professionista del settore.
Questa fase può sembrare positiva e veritiera, ma purtroppo il processo di elaborazione del trauma da parte della vittima non sempre è così semplice e possibile in modo autonomo e senza alcun aiuto.

Calma: in questa fase tutto sembra essersi stabilizzato, è come se l’abuso non sia mai avvenuto e si è certi del fatto che tale episodio non si verificherà più in futuro.
Ma la triste realtà è che accadrà di nuovo, anche se in modi e tempi diversi.

La vittima non riesce a comprendere come tale malvagità sia stata compiuta da una persona che tanto la amava: può essere molto difficile concepire una persona che si ama, per cui ci si preoccupa, e verso la quale si porta rispetto come un carnefice. Questo è il motivo per il quale le vittime spesso faticano a denunciare i maltrattamenti, in quanto esse tendono a mantenere una percezione originaria di tipo positivo della persona che ha compiuto l'abuso.
Quanto più il legame è forte, più è difficile scindere l’opinione che si aveva sull’aggressore da un evento così crudele come l’abuso.

2. Separarsi dal carnefice può far male ancora di più dello stesso abuso
Le vittime, poste di fronte alla dura realtà che le loro aspettative, progetti e sogni svaniscano, sono inizialmente restie a lasciare il violentatore.
La persona abusata, nonostante capisca la gravità della situazione e comprenda che l’unica possibilità sia separarsi da quella persona, lotta comunque con le sue idee che:

  •  l’aggressore abbia bisogno di aiuto e, per questo, non dovrebbe abbandonarlo;
  • separare i figli da un genitore, nonostante i maltrattamenti, sia motivo di sofferenza per entrambi.

3. I figli, anche se in modo indiretto, subiscono il trauma
L’abuso subito all'interno di una relazione può causare, in qualche modo, un trauma anche per i figli. La violenza è dolorosa, cambia le dinamiche dei rapporti e, talvolta, la vita stessa.

Una terapia psicologica efficace dovrebbe mirare ad educare i genitori nella comprensione dei benefici che si potrebbero trarre da una separazione futura.

4. A volte allontanarsi dal carnefice è la decisione più saggia
Che si tratti di un genitore, un nonno, un amico, un coniuge, l'aggressore non sempre riesce a cambiare o evitare il comportamento dannoso, anche nel caso in cui ha richiesto aiuto.
Nella maggior parte dei casi mettersi a sicuro significa allontanarsi, elaborando il trauma, per ricercare la serenità perduta.

 

Tratto da PsychCentral

 

(Traduzione e adattamento a cura delle Dottoresse Benedetta Marrone e Ilaria Addorisio De Feo)

 

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Tags: paura autostima decisione motivazione violenza figli trauma incertezza anedonia vittima carnefice abuso verità ferite emotive problematiche psicologiche debolezza mentale malattia mentale

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