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Io

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on . Postato in Le parole della Psicologia | Letto 6725 volte

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"Nella sua veste di elemento di confine l'Io vorrebbe farsi mediatore fra il mondo e l'Es, rendendo l'Es docile nei confronti del mondo e facendo, con la propria attività muscolare, il mondo idoneo a soddisfare i desideri dell'Es." Sigmund Freud

Io.dalìIl concetto di Io si riferisce, genericamente parlando, primariamente ad un'esperienza. L'Io è il più immediato contenuto di coscienza, ma ciò non ha impedito che esso venisse eliminato dall'ambito della psicologia sperimentale, soprattutto nell'indirizzo behavioristico.

Gia Friederich Nietzsche l'aveva definito una illusione grammaticale; difficilmente se ne può dare una precisa definizione in termini di esperienza, essendo esso contenuto in quasi tutte le esperienze.

Gli si attribuiscono le qualità di elemento centrale od onnicomprensivo; Wilhelm Wundt indica con questo concetto il "sentimento della connessione di tutte le esperienze psichiche".

Nell'ambito dell'esperienza dell'Io, William James ha invece effettuato un'importante distinzione, per la quale è del tutto evidente che il concetto, anche considerato dal solo punto di vista dell'esperienza, nasconde una varietà di aspetti.

Secondo lui esistono due aspetti dell'Io: l'Io che conosce, ossia l'esperienza connessa alle più disparate attività, in cui l'individuo si percepisce come soggetto, ed il "me", l'Io empirico; questo abbraccia tutti quei contenuti che il soggetto in una particolare maniera percepisce come appartenenti a lui.

Il concetto di Io ha invece un significato del tutto diverso nella teoria di Sigmund Freud; esso non è qui ancorato all'autopercezione, ma alla dinamica del fatto psichico, soprattutto a i suoi disturbi e conflitti.

Nell'ambito della psicologia psicoanalitica, il termine Io designa le parti organizzate dell'apparato psichico, in contrato con l'Es non organizzato.

La nozione di Io si specifica, tuttavia, in Freud, a partire dalla svolta rappresentata dall'apparato concettuale espresso nella seconda topica. Da questo punto di vistà, l'Io è un'istanza in parte conscia, in parte inconscia, in una relazione di dipendenza dall'Es, in quanto serbatorio energetico-pulsionale, dagli imperrativi del Super-Io e dalle esigenze della realtà.

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All'Io vengono attribuire le funzioni più varie:il controllo dellal motilità e della percezione, l'esame della realtà, il pensiero razionale e via dicendo, così come tutte le operazioni difensive che arginano le rivendicazioni pulsionali.

Tutte queste operazioni possono essere raggruppate in coppie antinomiche ( ad esempio, soddisfacimento delle pulsioni - opposizione alla pulsione, insight - razionalizzazione) che carattarizzano la situazione di "mediatore" assegnata all'Io rispetto alle altre due istanze di Es e Super-Io.

Da un punto di vista dinamico, l''Io rappresenza prevalentemente il polo difensivo della personalità: a partire dalla percezione di segnali di angoscia, interni o esterni, esso si esprime attraverso meccanismi di difesa che gli consentono dapprima una reazione di fuga e, in un secondo tempo, lo svilupppo di investimenti protettivi (fobie).

Da un punto di vista economico, l'Io è descritto da Freud come un'organizzazione di rappresentazioni caratterizzata da vari tratti: facilita le vie associative interne, assumendo la funzione di legame dei processi psichici e consente il continuo investimento dell'energia psichica di origine endogena, cioè pulsionale.

Dal punto di vista genetico, in una prima ipotesi Freud considera l'Io una differenziazione dall'Es dovuta al contatto con la realtà esterna; secondariamente, lo definisce come il prodotto di identificazioni che portano alla formazione, in seno alla persona, di un oggetto d'amore investito dall'Es.

In questa seconda accezione, esso si offre come oggetto di amore allo stesso titolo di un oggetto esterno.

Da tale contesto nascono i concetti di narcisismo come tappa dello sviluppo delle relazioni oggettuali, di Ideale dell'Io e di Io ideale.

Lacan, con lo stadio dello specchio ( "lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell'Io") mostra che nel bambino, l'impianto del primo abbozzo dell'Io, si determina tramite un'identificazione con cui si anticipa immaginariamente la forma totale del proprio corpo.

Tuttavia, se il bambino riconosce la propria immagine nello specchio, è dapprima come un altro che si vede, che si apprende: emerge la dimensione immaginaria dell'Io, proprio nel senso dell'immagine, l'Io della relazione duale, della confusione tra sè e l'altro.

Secondo Lacan, l'Io sarebbe costituito da una serie di identificazioni che rappresentano per l'individuo un punto di riferimento essenziale in ogni momento storico della sua vita.

Questi insisterà sull'aspetto di inganno, di sembiante, di illusione che l'Io riveste in un eccentricità radicale in rapporto al soggetto.

Jung considera invece l'Io come uno dei tanti complessi che compongono la vita psichica: il complesso dell'Io è tanto un contenuto quanto una condizione della coscienza. E' un contenuto in quanto insieme di rappresentazioni che costituisce il campo della coscienza ma, nello stesso tempo, un elemento psichico che diviene soggettivamente cosciente in quanto riferito al complesso dell'Io.

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La psichiatria fenomenologica ritiene, tuttavia, che le nozioni di Io, Es e Super-Io scindano l'uomo che non può che essere considerato nella sua unitarietà: a tal proposito, essi introducono la nozione di "presenza", dove non vi è una soggettività (Io) che si relazione con un'oggettività (mondo), ma una relazione tra l'essere unitario dell'uomo e il suo essere-nel-mondo.

Successivamente a Freud, altri autori hanno considerato l'Io come un'stanza psichica originale e non riducibile, sino ad ammettere che essa abbia, sin dall'inizio della vita, una certa autonomia.

Questo, in campo psicoanalitico, ha condotto allo sviluppo di teorie incentrate sulle funzioni dell'Io e, nell'ambito della psicologia generale, a studi sulla personalità, particolarmente sviluppati dai comportamentisti.

Secondo questi ultimi, l'Io, nell'ambito della personalità, assume un posto centrale sia come fonte delle motivazioni che guidano i comportamenti, sia come istanza organizzativa dell'esperienza e, quindi, dell'adattamento all'ambiente e, infine, come luogo dell'autopercezione (immagine di sè, delle proprie capacità, dei propri limiti).

 

Per approfondimenti

  • Dizionario di scienze psicologiche - Edizione Simone
  • Dizionario di psicologia - Edizioni Paoline

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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Tags: psicoanalisi Freud lacan jung funzioni dell'Io l'Io. psicologia generale psichiatria fenomenologica studio della personalità

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