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La rilevazione del trauma al Test del Villaggio

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Il Test del Villaggio e la sua costruzione possono idealmente inscriversi in una spirale aurea sulla quale vengono declinate le diverse fasi di vita, dalla nascita alla vecchiaia, con informazioni che ci aiutano a cogliere l'organizzazione di personalità del soggetto, le sue difese, il suo trauma.

La rilevazione del trauma al Test del VillaggioSul tavolo di costruzione del Test del Villaggio possiamo idealmente inscrivere una spirale aurea sulla quale decliniamo le diverse fasi di vita, dalla nascita alla vecchiaia (Bosco, 2018a-e; Fig. 1). Nel corso dell’analisi del villaggio costruito dal soggetto, possiamo considerare se la sua costruzione si concentri in una particolare zona del tavolo, corrispondente alla “posizione esistenziale” sulla spirale evolutiva.

Oppure possiamo considerare in quale zona il soggetto ponga il primo pezzo della sua costruzione, o ancora la parte più significativa del villaggio, anche se quest’ultimo è esteso anche ad altre zone del tavolo; e infine dove il soggetto collochi la propria abitazione all’interno del villaggio o in quale area si muovano i protagonisti della storia che egli racconta sul villaggio.

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Fig. 1: Le fasi del ciclo di vita sulla spirale evolutiva

Queste informazioni ci aiutano a cogliere alcune caratteristiche dell’organizzazione di personalità del soggetto, alcuni aspetti del suo mondo interno e relazionale, e del suo vissuto rispetto al mondo esterno. Possiamo rilevare quegli aspetti di confine, difesa, barriera o struttura che rappresentano l’interfaccia tra interno ed esterno.

Queste caratteristiche rimandano a degli aspetti tipici di quella specifica fase di vita (Tab. 1), e ciò ovviamente indipendentemente dall’età reale del soggetto. Perciò potremo trovare dei bambini adultizzati, forzatamente autonomizzati (ad esempio in caso di genitori molto richiedenti, o al contrario per compensare una famiglia molto disorganizzata), o – come vedremo in caso di trauma – precocemente tendenti verso la fase di uscita/distacco (che dovrebbe essere tipica della vecchiaia); così come potremo trovare degli adulti dipendenti, infantili, invischiati (caratteristiche tipiche della prima infanzia) oppure ribelli, conformisti e bisognosi di essere riconosciuti (caratteristiche tipiche dell’adolescenza).

Fase del ciclo di vita

Posizioni esistenziali

Caratteristiche e compiti della fase di vita

Area

Primi mesi di vita

Cieco

Totale dipendenza dall’altro. Non-integrazione

Materna

Primo anno di vita

Viscerale-passionale

Attaccamento, fusionalità, invischiamento

Prima infanzia

Efferato

Onnipotenza. Esplorazione, sperimentazione

Seconda infanzia

Ribelle

Ribellione, separazione-individuazione

Paterna

Preadolescenza

Eroico-Esteta

Scoperta del proprio potenziale. Controdipendenza

Adolescenza

Laico

Bisogno di far parte di un gruppo, di conformarsi, di essere riconosciuto. Emancipazione

Amicale

Prima età adulta

Terapeutico-Didattico

Autonomizzazione, indipendenza, realizzazione sociale, integrazione

Età adulta

Zelante

Maturità, interdipendenza, cooperazione, interconnessione

Coniugale

Vecchiaia

Virtuoso-Ascetico

Bilancio. Distacco. Uscita

Tab. 1: Schema sintetico dei nove tipi

Si rimanda alle mie precedenti pubblicazioni (in particolare: Bosco, 2018a) la spiegazione dettagliata di questi temi. In questa sede, quanto premesso sopra serve da sfondo per proporre alcune riflessioni derivanti dall’esperienza clinica.

Nel corso del tempo ho notato che molti soggetti in senso ampio “traumatizzati”, tendevano a costruire il loro villaggio nella zona in basso a destra del tavolo, in corrispondenza della parte finale della spirale evolutiva e quindi con i compiti di vita della vecchiaia, ovvero prepararsi al distacco, all’“uscita di scena”. Ora, l’ipotesi che avanziamo suggerisce che tale posizionamento, in particolare per i bambini, derivi da un tentativo di superare la fase critica (post-traumatica o cronicamente traumatizzante), tentando una fuga dal momento presente (zona centrale del tavolo → zona dell’Io) per proiettarsi non solo oltre (zona destra → futuro), ma addirittura altrove, uscendo idealmente dal tavolo, come proiettati fuori dalla spirale in modo centrifugo. Vi è inoltre una tendenza ad allontanarsi o a lasciare del tutto vuota la fascia sinistra del tavolo, quella riguardante il passato o l’infanzia, come se essa fosse la rappresentante del trauma stesso, ovvero ciò da cui si vuole fuggire.

La rilevazione del trauma al Test del Villaggio 1

Fig. 2: Villaggio di Thomas (6 anni)

La fig. 2 presenta il villaggio di Thomas, un bambino di 6 anni, figlio unico di genitori problematici, seguiti dai servizi sociali. In particolare, il padre, alcolista e violento, rappresenta per il figlio una minaccia, che egli al villaggio tenta di allontanare da sé comprimendo il villaggio (ovvero se stesso) nella parte in basso a destra, come se fosse risucchiato dall’angolo denominato “Uscita” (Bosco, 2018a), e sentisse che la resa sia l’unica soluzione per porre termine ad una condizione traumatica. In alto a sinistra, nell’Area Paterna, e quindi più lontano possibile da sé, pone il castello, come rappresentazione dell’autorità dominante. Davanti al castello pone molte assicelle poste alla rinfusa e dice che è materiale di scarto. Sembrerebbe, dunque, “scartare” qualsiasi possibilità di avvicinamento e identificazione con la figura paterna, rifiutando quella parte di sé che rappresenta il proprio legame con il padre, ovvero quelle emozioni inaccettabili di rabbia e paura nei confronti del genitore. In basso a sinistra, in Area Materna pone un recinto con degli animali compressi in uno spazio angusto, come se la madre potesse contenere o volesse trattenere una parte di quegli aspetti affettivo-pulsionali che per il resto paiono scivolare via, ingolfandosi in basso a destra.

La rilevazione del trauma al Test del Villaggio 2

Fig. 3: Villaggio di Jolanda (7 anni)

La fig. 3 presenta il villaggio di Jolanda, una bambina di 7 anni che vive in una famiglia da sempre molto conflittuale. I genitori, tra loro sono venuti più volti alle mani, con denunce reciproche ai carabinieri e diverse visite al pronto soccorso. In alcune occasioni vi sono stati dei maltrattamenti del padre anche nei confronti di Jolanda. Dal parte del padre e della nonna paterna sono continui gli abusi psicologici sulla bambina. La madre minaccia spesso di volersi separare, ma teme la ritorsione violenta del marito.

Come per il villaggio di Thomas, anche qui il villaggio si affastella nella zona in basso a destra, come a voler prendere le maggiori distanze possibili dall’Area Paterna (Alto-Sx), e come a voler uscire prima possibile da una situazione insostenibile. Anche in questo caso in Area Materna vi è un tentativo di contenimento degli aspetti affettivo-pulsionali (recinto con animali), ma come per Thomas esso risulta di dimensioni ridotte, claustrofobico, eccessivamente pieno, non integrato nel villaggio, e dunque non sufficiente per rassicurare la bambina.

La rilevazione del trauma al Test del Villaggio 3

Fig. 4: Villaggio di Federico (8 anni)

La fig. 4 presenta il villaggio di Federico, un bambino di 8 anni, che ha vissuto praticamente da sempre in comunità alloggio, per problemi di tossicodipendenza della madre. Il padre non lo ha mai conosciuto. Da due anni è stato posto in affidamento presso un’altra famiglia (e si sta procedendo verso l’adozione). Attualmente incontra la madre biologica una volta ogni quindici giorni in un contesto protetto e in compagnia di un’educatrice.

Come si può osservare, Federico nega il proprio passato e la propria infanzia, lasciando completamente vuota la parte sinistra del tavolo. Si proietta per lo più verso destra, verso un futuro in cui intravede un maggior benessere. Il villaggio vero e proprio è costruito nella parte in basso a destra; la forma a semicerchio sembra avere connotazioni protettive e difensive rispetto all’esterno (ciò che c’è sopra e a sinistra), mentre l’apertura verso il Basso-Dx mantiene aperta la via di uscita, come se una parte di sé dovesse sempre essere pronto alla fuga, non potendosi fidare completamente degli adulti e del mondo, e fosse pronto a fuggire lui prima di essere di nuovo abbandonato e deluso dagli altri. Però, una ferrovia permette di esplorare altre zone fuori dal villaggio, aprendosi pian piano a nuove possibilità.

La rilevazione del trauma al Test del Villaggio 4

Fig. 5: Villaggio di Sergej (7 anni)

La fig. 5 presenta il villaggio di Sergej, un bambino di origine russa di 8 anni, che ha vissuto i primi due anni in un orfanotrofio e poi è stato adottato da una famiglia italiana. Con l’ingresso alla scuola dell’infanzia, oltre alla difficoltà di inserirsi nel nuovo contesto e imparare la lingua, Sergej manifestava iperattività, difficoltà di regolazione e difficoltà di attenzione. In alcuni casi vi erano dei passaggi all’atto. Con l’ingresso alla scuola primaria, Sergej è stato affiancato da un’insegnante di sostegno, ed ha iniziato la psicoterapia.

Il suo villaggio ci mostra in un certo senso la difficoltà di regolazione e di autocontenimento, negli elementi che fuoriescono dal confine del tavolo. Egli straborda dal tavolo, così come fatica a stare nei confini e nelle regole nella vita reale. Anche in questo caso, osserviamo una rarefazione di elementi nella fascia sinistra del tavolo, quella relativa al passato e all’infanzia, addirittura posta al di là della ferrovia, come se questa fosse una barriera che impedisce di accedere realmente a quella casetta solitaria e a quella coppia cavallo-puledro, che potrebbe alludere alla relazione primaria (tanto più che è posta nell’Area Materna: Basso-Sx).

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Una parte di sé, dunque, è in fuga e lascia al di là della ferrovia tutta la zona in Basso-Dx del villaggio, peraltro quella maggiormente vissuta dalle persone, e da altre due coppie di animali (a ribadire la tematica della relazione primaria e della dipendenza). Ancora non si fida del tutto del mondo esterno, che vive spesso in una dimensione conflittuale e dal quale deve difendersi attaccando. Ma mettendosi all’angolo, con un piede fuori, per essere sempre pronto all’uscita di scena, porta con sé la dimensione relazionale, della quale ha un forte bisogno, anche se non sempre sembra possedere gli strumenti necessari per comprendere a pieno quegli aspetti sociali che sono alla base dello stare in relazione con gli altri, né al momento pare in grado di gestire la dimensione affettivo-pulsionale (infatti gli animali sono un po’ sparsi dappertutto, senza un reale criterio), necessaria alla costruzione e al mantenimento dei rapporti con l’Altro, e alla gestione della frustrazione e degli insuccessi che derivano proprio da queste stesse limitazioni.

Tuttavia, Sergej è in grado di investire bene sul presente (fascia centrale del tavolo) e sul futuro (fascia destra del tavolo); lo spazio del tavolo è ampiamente investito, anche se non sembra esservi ancora una vera e propria organizzazione data dal villaggio stesso. É la ferrovia che funge da contenitore, che serve a dare forma e identità, e che ci indica che vi è un notevole dinamismo interno che può essere di grande utilità nel lavoro psicoterapeutico (o forse rappresenta la stessa psicoterapia, come elemento contenitivo esterno al sé-villaggio).

La rilevazione del trauma al Test del Villaggio 6

Fig. 6: Villaggio di Veronica (8 anni)

La fig. 6 presenta una situazione molto diversa dalle precedenti, poiché il trauma è recente e acuto, diciamo così, e non originario e cronico come negli altri casi. Per cui, in questo caso l’organizzazione della personalità sembra essere costruita su basi solide; mentre negli altri casi, il trauma diventava fondativo dell’organizzazione stessa dell’individuo, e di conseguenza del villaggio (lo spazio vuoto a sinistra, l’affastellarsi del materiale in Basso-Dx).

Il villaggio di Veronica (8 anni) ha una sua struttura e organizzazione, e si estende su quasi tutto il tavolo. Veronica, infatti, ha una famiglia che funge da grande sostegno per lei, e sembra possedere molte risorse e potenzialità. Circa una anno prima, varie forti scosse di terremoto hanno lesionato la casa di Veronica e creato panico e angoscia nella famiglia. Data l’impossibilità di rientrare nella propria casa, la famiglia ha deciso di trasferirsi in un’altra provincia, compatibilmente con la possibilità dei genitori di riorganizzarsi con il lavoro. Veronica giunge in consultazione perché i genitori ritengono che stia soffrendo per il fatto di aver dovuto lasciare i suoi luoghi e le sue amicizie, cambiare scuola, inserirsi in un nuovo contesto. Come se oltre alla forte paura dovuta alle scosse di terremoto, vi fosse ora un trauma da sradicamento.

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Il villaggio di Veronica sembra raccontarci questi due aspetti: la facciata della maggior parte delle case è rivolta verso la via d’uscita della spirale, in questo caso forse come espressione del disagio di immettersi forzatamente in un nuovo contesto e del desiderio di rientrare nei propri luoghi di nascita. Nell’angolo in Basso-Dx, Veronica situa la storia che racconta sul villaggio, riguardante una famiglia che vive in una fattoria con gli animali. Benché né in fase di costruzione e inchiesta, né durante il racconto della storia, Veronica citi in alcun modo il terremoto, essa inconsciamente sembra volersi proteggere dai crolli delle case in muratura, costruendo un grosso gazebo in legno (quattro pilastri, con assi bianche per tettoia), in cui situa la scena principale della storia.

La costruzione in legno, benché più spartana, sembra offrirle maggiori garanzie di incolumità in caso di terremoto. Inoltre, nell’angolo posiziona del materiale da costruzione, come a volersi dotare del necessario equipaggiamento in caso di danni agli edifici, al fine di ripararli o costruirne di nuovi. Forse possiamo intravedere anche il tentativo di guardare avanti, e non più nostalgicamente indietro, proiettando il protagonista della storia verso destra ad abbeverarsi alla fontana, prima di accedere al bosco. Il futuro quindi è vissuto come incognita e forse spaventa un po’ (bosco), ma non sembra una ragione sufficiente per fermare Veronica (il protagonista della storia) da una sana curiosità per ciò che può offrirle la vita.

 

Bibliografia

 

(articolo a cura del Dottor Luca Bosco - psicologo, psicoterapeuta
co-autore del volume La tecnica del villaggio nella psicoterapia infantile
e autore del volume I luoghi del Sé. Il Test del Villaggio. Applicazioni del Metodo Evolutivo-Elementale dall’infanzia all’età adulta)

 

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Tags: test del villaggio luca bosco

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